Le nuove frontiere delle guide enogastronomiche - Intervista a Luca Torzolini

Holy Fare è una videoguida enogastronomica noir che ha l'intento di preservare ricette e prodotti tipici dell'arte culinaria italiana. La guida si sviluppa attraverso un video-romanzo ambientato nei migliori ristoranti, locande e aziende agricole italiane, effettuando recensioni su base meritocratica e scoprendo materie prime, trasformazioni e mescolanze nei processi di lavorazione di cibi e bevande. Intervista a cura di Virginia Perini Photographed and Edited by Luca Di Berardino Sound by Federico Sarcone

Holy Fare è un video-romanzo noir ambientato nei migliori ristoranti, locande e aziende agricole italiane.
L'intento è quello di creare una guida dei prodotti tipici e dell'arte culinaria italiana, effettuando recensioni dei luoghi di ristoro su base meritocratica e scoprendo materie prime, trasformazioni e mescolanze nei processi di lavorazione di cibi e bevande.
I personaggi che popolano quest'universo sono sedici, otto per fazione. La fazione rossa fa capo a Fulvio Seta, noto ladro gentleman; la fazione blu è guidata da Adalberto Sangue, detective dell'improbabile e nemesi di Seta. Tutti insieme guideranno l'utente alla scoperta delle migliori realtà enogastronomiche italiane attraverso mirabolanti avventure  a cavallo tra realtà e fantasia.
Il sito propone le sue funzionalità tramite banner accuratamente disegnati: l'utente potrà visionare video relativi a ristoranti e prodotti tipici, trovare tutte le informazioni necessarie per raggiungere e contattare l'azienda, consultare ricette letterarie e leggere interviste a grandi cuochi, sommelier, agronomi e scienziati.

Intervista a Luca Torzolini - Ideatore della guida

Perché realizzare un videoromanzo ambientato in luoghi di ristoro, locande e aziende agricole?
La banalità impera nell'ambiente mediatico dell'arte enogastronomica: la parola cliché è un eufemismo nelle manifestazioni pubbliche e nelle attività che sponsorizzano ristoranti e prodotti tipici. Innovazione e fantasia sono la base di un sano appetito mediatico. Amo la tradizione culinaria italiana e la sperimentazione che da sempre rende unico il nostro operare, rinnovando e migliorando ricette e processi di lavorazione artigianali. Intendo donare a questo settore spessore culturale, interesse all'ascolto e grazia.

Cosa c'entrano l'arte visiva e la letteratura con la cucina?
Sono dell’idea che la maestria in un singolo campo presupponga due qualità: umiltà e polivalenza. La realtà è l’insieme dei rapporti tra tutti gli elementi che la abitano. Per un artista è necessario conoscere il maggior numero di elementi coesistenti nella realtà per poterla smontare e riordinare tramite una propria logica, subordinata di volta in volta al messaggio e al mezzo comunicativo utilizzato.

Cos'hanno di particolare i tuoi video?
Li realizzo cercando un'armonia fra me e il luogo di ristoro o l'azienda agricola. Narrare per immagini sottende la presenza di una capacità d'analisi unita alla competenza semantica, nel desiderio di trasporvi la propria originalità senza eccedere con l'ego. Un buon regista è invisibile. Oggi più che mai, l'arte culinaria necessita dell'arte cinematografica: si compenetrano creando appetiti simultanei.

Il vostro modo di comunicare è quantomeno fuori dall'ordinario. Perché questa scelta?
A te, lettore, cosa desta interesse quando apri un social network o un blog? Gli esseri umani vivono di storie: avvincenti, intricate, pregne di bellezza e savoir faire. Ogni volta che mi propongo di creare un'attività penso “Comprerei ciò che metto in vendita?”. Perfeziono l'attività fino a convincere me stesso. Poi mi chiedo “Ami ciò che fai? Ti sembra etico, meritocratico e curioso?”. Si, e quindi propongo l'attività al pubblico.

Qual è il tuo personaggio preferito?
Il lettore, con la sua interpretazione dona sempre un'originalità inaspettata ai miei racconti.

Tra i 16 personaggi del videoromanzo, Fulvio Seta e Adalberto Sangue sono i più rilevanti. Cosa hanno in comune con te?
L’amore per la ricerca e la sperimentazione, la curiosità nei confronti del mistero esistenziale e delle formule pressoché infinite del gusto e dei rapporti intra e interpersonali. Fulvio Seta tira fuori il lato eccentrico della mia personalità, l’attrazione che suscitano in me il delirio della folla e il gioco erotico messo in atto dalle donne di classe. Adalberto è introspettivo, analitico e fortemente misantropo: conosce il lato oscuro dell’essere umano e ne analizza i fenomeni di causa-effetto indagando gli aspetti dello scibile che legano l’arte culinaria agli individui.

I tuoi video hanno un taglio narrativo molto originale. Cosa ti piace sottolineare dei locali che recensisci?
La personalità del proprietario: il locale in fondo non è che una sua emanazione, frutto della filosofia che attua nei confronti del mondo enogastronomico e della vita in generale. I locali superficiali sono prodotto di persone superficiali; i luoghi di culto della ristorazione effondono la sapienza e la convivialità di chi ha coltivato i propri talenti per proporre un servizio di alta qualità.

Come si evolverà Club Detective in futuro?
Nel business plan è in programma la nascita di due elementi fortemente innovativi riguardo siti e applicazioni per l’ambito del drink and food. Il primo è un sistema di critica meritocratica operata dagli utenti in base al loro grado di preparazione (questo eviterà svianti recensioni di persone incapaci di effettuare valutazioni verosimili). Il secondo riguarda un secret login che metterà in contatto fornitori e collezionisti, grandi chef e raffinati degustatori del sublime.

In che senso si parla di video-romanzo?
Club Detective è un incrocio fra una serie televisiva in cui ogni locale o azienda agricola fa da titolo alla puntata e un romanzo che sviscera capitolo per capitolo tradizione e innovazione nell’ambito alimentare. Ogni dieci locali uscirà un ebook con le storie dei vari personaggi che s’intrecciano; i racconti saranno intervallati da ricette letterarie, interviste ai cuochi e articoli saggistici.

Come si crea un’opera originale?
Innanzi tutto bisogna possedere un’anima e coltivarla con irrefrenabile curiosità. Poi, scevri da qualsiasi vanità, è necessario un lungo processo di meditazione immaginifica seguito da un’abnegazione verso il fare, col meticoloso intento di portar fuori la propria, unica e originale, visione del mondo.

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